10 marzo Presentazione del libro Villa Massimo. Deutsche Akademie Rom

A Roma hanno sede molte accademie straniere, o meglio, è soltanto a Roma che si trovano. I loro edifici sono tutti, senza eccezione, di particolare bellezza e ubicati nelle posizioni migliori. Sono sia espressione culturale del loro Paese sia il luogo in cui una nazione invita i suoi migliori artisti, talora anche storici e storici dell’arte. Dotati di una borsa di studio, essi devono scoprire con il proprio lavoro l’Italia e trovare nuove strade. Tuttavia la raison d’être è anche la Sehnsucht, l’anelito verso l’Italia, la certezza di un clima migliore e la speranza in una vita più leggera – la maggior parte delle accademie proviene dai Paesi del nord. E così quest’anelito ha anche sempre un’impronta nazionale: se si entra nell’Accademia Danese, si è subito in Danimarca, dagli spagnoli e dagli americani avviene altrettanto e dalle aiuole nel Parco di Villa Medici si riconosce subito la Francia. Soltanto la Germania appare stranamente diversa. Chi entra a Villa Massimo non è in Germania. Il parco è chiaramente italiano. E al tempo stesso non lo è. Ovunque statue, sarcofagi, le più azzardate combinazioni di colonne e statue. Dalle più svariate qualità, peraltro. È tutta una generosa profusione. Ed è proprio questo. Profondere generosamente, questo noi tedeschi non lo sappiamo fare molto bene. Noi siamo portati per un lavoro minuzioso, scrupoloso, raramente per il tocco veloce e geniale degli italiani. Ma chi viene qui lo vede subito: un segnale che indica dove vuole portare la borsa di studio: non Bach, piuttosto Michelangelo. E in questo modo Villa Massimo è di nuovo molto tedesca e in fondo non diversa dalle altre. È l’idea tedesca dell’Italia. Si vuole e si deve essere subito qua: nell’antichità con i colori pompeiani della Villa, nei paesaggi italiani di Böcklin sui sentieri del parco, nell’hic et nunc negli atelier degli artisti. Ricordo, poesia e lavoro in un tutt’uno. Questo è Villa Massimo.

Joachim Blüher
Roma, 07.12.2009

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