Villa Massimo
Casa Baldi
Villa Serpentara
Il Direttore


La casa degli spiriti

Un pezzo di paradiso perduto: Villa Massimo, sede romana di artisti tedeschi. Questa sera viene festeggiata a Berlino

Hanno tutti già ricevuto premi, più d’uno è addirittura assai famoso. Alcuni sono venuti a Roma con i figli, le mogli, i mariti, nondimeno sono piuttosto considerati dei lupi solitari. Ma ora i dieci artisti giunti dalla Germania stanno seduti come dieci novizi di un’istituzione ancora inaspettatamente sconosciuta davanti al suo Direttore.

Da lui stamane apprenderanno un paio di cose per la loro vita nei prossimi undici mesi. Che se ci si trattiene in Italia più a lungo di un semplice turista si ha bisogno di un codice fiscale per acquisti superiori a 100 euro. O che il Comune di Roma non vieta affatto di gettare la spazzatura di notte nei cassonetti collocati sul ciglio della strada, anzi lo consente proprio a partire dalle 19.30. Questo è degno di nota, perché gli artisti sono pregati di portar via da soli i propri rifiuti.

Loro stanno seduti là e devono ridere, stretti sui divani e sulle sedie nella piccola Sala di marmo, mosaici dorati davanti a sé, dietro la finestra antiche sculture e una fontana barocca. Il Direttore saluta le due donne e gli otto uomini di età compresa fra i trenta e la metà dei quarant’anni, che quali borsisti saranno anche suoi ospiti. Ma un paio di regole del gioco e il regolamento interno della Villa ci vogliono. L’Ufficio Federale di Amministrazione nel lontano nord tedesco pretende ad esempio che gli artisti avvisino in caso di ospiti che pernottano da loro e vengono messi in conto dieci euro al giorno. Questo i borsisti, che ricevono ognuno un proprio atelier con annesso alloggio più 2500 euro di stipendio mensile, dovrebbero poterselo anche permettere. Tanto più che, come rispondono alla nostra discreta domanda, l’imprevista avventura di una notte non viene conteggiata.

Siamo nella leggendaria Villa Massimo e dinanzi a Joachim Blüher, il Direttore, sono seduti i borsisti del nuovo anno appena arrivati. Tra loro si annoverano lo scrittore berlinese Ingo Schulze, il pittore di Lipsia Matthias Weischer, l’architetto berlinese Wieka Muthesius e la videoartista rumena Aurelia Mihai. Chi vive e lavora come artista in Germania da almeno cinque anni può candidarsi per Villa Massimo mediante un’impegnativa procedura di selezione. La Germania, lo Stato tedesco, non ha borsa di studio più prestigiosa e più ambita da conferire ad artisti visivi e poeti, compositori e architetti.

Questo dunque potrebbe essere un pezzo di paradiso perduto! Il primo pensiero.

Andando verso il centro città, a soltanto pochi chilometri di distanza, il governo italiano è di nuovo dissestato e il mondo è comunque pieno di crisi, guerre, catastrofi naturali. Tuttavia, nel cuore del parco sempreverde di Villa Massimo, a nord-est di Roma, la vita sembra essere ancora protetta. Lasciate ogni speranza voi ch’entrate - qua dentro, canta l’aria, qua dentro dove, all’ombra dei cipressi e degli ulivi, dietro siepi di alloro e circondati da statue greco-romane e fontane mormoranti, per un anno ricevuto in regalo gli artisti sono ospiti che lavorano, studiano o anche soltanto si rilassano affascinati.

Un ideale goethiano e un grandioso idillio, forse troppo bello per essere vero. Questo è il secondo pensiero.

Di fatto il canto della speranza per parecchi qui è diventato anche un canto delle sirene. Nella magica villa, che ufficialmente si chiama “Accademia Tedesca” a Roma, ci son già stati pressoché tutti i generi di dramma: dalla gioia più grande alla più cupa disperazione. E se non si è giunti all’assassinio vero e proprio, c’è stato comunque quello morale, per diffamazione. Grandi spiriti creano così la loro casa degli spiriti.

Per di più la storia, la storia tedesco-ebraica, fa di Villa Massimo, fondata nel 1910 dall’industriale, collezionista d’arte e mecenate berlinese Eduard Arnhold e subito donata allo Stato prussiano perché promuovesse gli artisti, un luogo molto particolare. Da molto tempo ormai è un mito.

Lo sa anche Joachim Blüher. Per questo vuole preservare l’incanto, ma anche conciliare e intrecciare il mito con la modernità, come un astuto Ulisse, collegare l’Accademia arcadica con il presente. Creare reti per i suoi artisti e per la bella Villa è dopotutto la più grande passione di Blüher. Dopo la sua pluriennale chiusura e il restauro il cinquantatreenne storico d’arte, un tempo gallerista a Colonia e New York, nel 2003 ha assunto la direzione dell’Accademia Tedesca.

Ora, per la prima volta nella sua storia quasi centenaria, riporta Villa Massimo a Berlino, la città del suo fondatore. Stasera, e soltanto questa sera, gli artisti dell’anno 2006 appena concluso si presenteranno nell’ala ovest del Martin-Gropius-Bau. La scrittrice Terézia Mora leggerà brani inediti, si potranno ascoltare concerti e installazioni sonore, ci saranno tre raffinati video romani di Christoph Brech e la presentazione di un antico ritratto di Maecenas scoperto recentemente, quale omaggio al mecenate Eduard Arnhold. Verrà il Presidente Federale, a parlare sarà Feridun Zaimoglu e il Ministro Aggiunto per la Cultura, carica che detiene la sovranità di bilancio sulla Villa.

Il Gropius-Bau ad ingresso libero e per una sola serata? “Sì, proprio questo!” esclama il Direttore romano-germanico con tutto il suo entusiasmo. Giacché Blüher è un amante dell’“effimero”. Egli evoca l’“arte dell’effimero” che in italiano significa molto più di mera “cultura degli eventi”. Si tratta di quella dimensione esplosiva che effettivamente non tutti vedono, ma di cui tutti quelli che c’erano raccontano a tutti gli altri.

Così egli organizza per gli artisti tedeschi e la società romana, sempre il 10 giugno, il giorno del compleanno di Eduard Arnhold, l’annuale Festa dell’Estate di Villa Massimo, nel corso della quale gli atelier dei borsisti rimangono aperti per una notte. Così, per dare un assaggio dei nuovi compositori di Villa Massimo, colloca i poco più di 250 ospiti assieme ai musicisti sul palcoscenico dell’enorme Auditorio romano costruito da Renzo Piano. Il presunto effimero si confronta con i 2500 posti vuoti nella sala degli spettatori: un’orgogliosa dimostrazione. O poiché nella Villa non si può concorrere con nessun museo, il Direttore invita una volta l’anno un grande artista italiano e uno tedesco quali ospiti d’onore, che vengono messi a confronto con rispettivamente una sola opera: “Soltanto un quadro al massimo”, gli ultimi ad esporre soltanto un quadro a Villa Massimo sono stati Jörg Immendorff e Jannis Kounellis, quest’anno si sfideranno Rosemarie Trockel e Michelangelo Pistoletto.

Networking. Degli 1,34 milioni di euro per il mantenimento annuale della Villa e dei borsisti nei dieci ampi atelier allineati nel parco rimane troppo poco per organizzare iniziative, feste, escursioni, concerti e mostre. Pertanto Joachim Blüher cerca anche sponsor. Sono in ballo la società farmaceutica Altana AG e la BMW Italia. Alla BMW Blüher affitta la Villa per un giorno all’anno, in cui all’improvviso auto d’epoca e automobili di formula 1 entrano nel parco altrimenti così tranquillo.

Un’altra volta sono i belli e i ricchi a far ingresso, nel proprio interesse, in quell’idillio a cui alcuni anni or sono si prestava ben poca attenzione dal di fuori, dalla società romana. Blüher è riuscito a trasformare il parco, attrezzato con riflettori televisivi e gazebo, nel palcoscenico estivo del “Globo d’Oro”, il premio cinematografico della Stampa Estera. Poi arrivano Monica Bellucci, Emir Kusturica o Bud Spencer (che abita nei pressi della Villa), arrivano Sergio Castellitto e Margarethe von Trotta. Talvolta anche comparse di ministri e presidenti di Roma, Berlino o Milano, del Governo o della Ferrari, magnati con inclinazione artistica o semplicemente potenti che collezionano anche arte.

Questo certamente dà un po’ sui nervi a diversi artisti, soprattutto agli scrittori, che non si possono collezionare. È l’antico conflitto, profondamente radicato soprattutto negli spiriti tedeschi, tra arte libera e potere che promuove, ma possibilmente anche pretende. Un dissidio altresì fra morale, ideale e realtà. Di questo scrisse ben duecento anni or sono, proprio a Roma, un viaggiatore dell’Italia che era al contempo poeta e ministro, in un dramma il cui eroe è dilaniato nel ruolo dell’artista mantenuto da un mecenate: è il “Torquato Tasso” di Goethe.

Il suo conflitto rivive continuamente a Villa Massimo. Talora sembra camuffato o represso anche solo dietro leggere nevrosi, grandi arie e suscettibilità. Già gli aneddoti comico-catastrofici sui fastidiosi rumori collaterali provocati da bambini, cani, gatti e tagliaerba sono una leggenda nelle conversazioni con gli ex borsisti, sia che i testimoni fossero autori come Tankred Dorst, Botho Strauß, Michael Krüger o il Direttore Joachim Blüher. Nei suoi primi tre anni egli ha già avuto modo di conoscere artisti divi, che per ricevere contatti nella Villa pretendevano un preavviso alla loro casa editrice a Francoforte o che flagellavano i 30 minuti di irrigazione del parco definendoli un crudele disturbo della quiete.

Ma ce ne sono di tutt’altro calibro. Ad esempio il poeta Rolf Dieter Brinkmann, brusco e geniale collerico, successivamente deceduto in un incidente d’auto. Suo è il libro pubblicato postumo nel 1979 “Rom. Blicke” (Roma. Sguardi), una resa dei conti tanto monumentale quanto maniacale con il suo anno a Villa Massimo, con la borghesia tedesca ed italiana, con la cloaca che è ai suoi occhi Roma, pietrificata e volgarizzata. Una testimonianza di cupa disperazione, senz’altro dalla grande forza espressiva. Infinitamente più morbide, più controllate, eppure anche caratterizzate da una certa inesorabilità, sono le esperienze romane di cui ora fa un bilancio la scrittrice Terézia Moria nel colloquio al “Café Gagarin” nel quartiere berlinese Prenzlberg.

La vincitrice del Premio Bachmann è una che lavora assiduamente alla scrivania, giorno dopo giorno, non è fatta per la “rappresentatività” che incarnano la Villa e la sua Direzione così notevolmente estroversa. Benché grata della borsa di studio, non vuole esser costretta a mostrare la sua gratitudine. Ciononostante partecipa oggi alla serata di Villa Massimo a Berlino. Poiché lei rappresenta non tanto sé stessa o un’istituzione quanto piuttosto, assieme alla musica e alle arti visive comunque più appariscenti, il valore della parola, della letteratura. Il suo collega borsista letterario, l’autore di Francoforte Andreas Maier, ha invece rifiutato di partecipare.

Ingo Schulze, che ora a Roma abita nell’atelier numero 10, proprio quello di Rolf Dieter Brinkmann, ha tutt’altra disposizione d’animo. L’autore berlinese ha appena pubblicato il suo nuovo, celebrato, volume di racconti “Handy” ed è contento di questa “avventura formativa”. Per lui e sua moglie fa parte dell’avventura anche che le loro due figlie da qualche giorno frequentano un asilo romano. “Bambini simpatici?”, chiediamo. “Sì, e suore simpatiche!” sorride radiosa Clara, la bimbetta proveniente dall’atea Berlino. E suo padre afferma: “Sognavo questa borsa di studio già ai tempi della DDR, perché avevo sentito che Uwe Johnson era stato qui negli anni sessanta”.

Grati, grati in un modo antiquato, questa è l’impressione che danno ora anche Ulf Stolterfoht, poeta grandioso ma finora pubblicato solo in piccole tirature che ha da mantenere tre figli piccoli, e Matthias Weischer. Il trentatreenne originario della Vestfalia, magro, con una testa ricciuta da ragazzino, vive dal 1995 a Lipsia e dipinge peculiari spazi interni surreali, quadri i cui prezzi negli ultimi anni sono esplosi. Da Christie’s nel 2006 un suo quadro è stato venduto per 440 000 dollari. “Tanto successo è proprio incredibile” dice con cordiale serietà e qui spera nella “distanza”. Nel gruppo di altri artisti e nel nuovo ambiente cerca più normalità che iperboli. Forse anche l’evasione dal suo interieur di così grande successo.

Questo miscuglio sarebbe piaciuto ad Eduard Arnhold. Il mecenate, adesso il reporter deve dirlo, è il mio pro-prozio. Era anche amico e promotore di Max Liebermann, di Nolde e Macke nonché del direttore museale Bode. Benché sia morto già nel 1925, lo “zio Edu” è rimasto spiritualmente presente nella nostra famiglia. Tuttavia la sua collezione, soprattutto degli impressionisti francesi, quando non è stata donata è stata rubata dai nazisti e si trova nella lista internazionale delle opere d’arte trafugate. La casa di suo fratello emigrato negli USA oggi è l’American Academy sul Wannsee. Ma a Berlino non c’è più nulla che ricordi Eduard Arnhold. Anche per questo il Direttore Blüher, un vulcano di idee, questa sera vuole riportarlo simbolicamente al suo luogo di origine. Poiché la sua Villa Massimo è, infatti, un pezzo di paradiso perduto.





Peter von Becker, Roma 2.3.2007

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