RELAZIONE ANNUALE 2003
Roma non è stata costruita in un giorno. Villa Massimo quasi, però sono dovuti trascorrere ben tre anni e mezzo prima che, riassestata a fondo e restaurata, potesse essere ufficialmente riaperta nel maggio del 2003. Da allora non sono passati molti mesi e non è pertanto ancora possibile fare un reale bilancio. Nondimeno, Villa Massimo è innegabilmente rientrata a far parte della vita romana.
La Villa ha sempre suscitato grande interesse, soprattutto tra i tedeschi romani, anche nel periodo della sua chiusura. Per costoro Villa Massimo è anche una patria culturale. Ne è stata lamentata l’assenza, a Roma ne attendevano addirittura con trepidazione la riapertura e la curiosità era tanta. La Roma romana, invece, era da tempo che non aveva notizie su Villa Massimo – non era rimasto più di un vago ricordo e perfino ai tassisti il suo indirizzo non diceva più nulla
In questa combinazione di distaccato ritegno e gioiosa, meditata attesa ci siamo imbattuti nel corso della cerimonia di inaugurazione del 27 maggio. È stato un esordio segnato da un tempo poco favorevole, ma un giorno di festa lungo e grandioso. Al mattino si è svolta la celebrazione ufficiale, alla presenza di una ristretta cerchia di 120 invitati, con esponenti italiani e tedeschi del mondo della politica, dell’economia, della Chiesa, delle forze armate e della cultura nonché operai che si erano particolarmente distinti durante i lavori di restauro. Al centro dell’attenzione erano i borsisti del 2003, il Ministro Aggiunto Dr. Christina Weiss, che con la sua allocuzione ha aperto la cerimonia ed il Professor Markus Lüpertz, il Magnifico Rettore dell’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf. A conferire un accento artistico alla mattinata sono stati il pianista Giovanni Velluti e, con la prima esposizione della nuova Villa Massimo, Benjamin Katz, la cui retrospettiva di ritratti di artisti mostrava in nuce chi personifica da decenni il mondo dell’arte e chi ha preceduto i nostri borsisti. I loro ritratti verranno inseriti in una futura mostra di Benjamin Katz.
La serata è stata splendida e vivace. Ha avuto inizio con l’apertura degli ateliers, in cui i borsisti potevano rappresentare in modo autentico le proprie convinzioni artistiche. Gli ateliers, che misurano rispettivamente 80 mq, sono più che sufficienti a questo scopo, la superficie complessiva di 800 mq davvero notevole. C’è stato un continuo andirivieni di visitatori, che entravano e uscivano, si intrattenevano in vivaci discussioni e si dedicavano alle relazioni conviviali – anche qui erano presenti numerosi rappresentanti della vita romana, molti ospiti di altri Paesi, moltissimi giovani – proprio quelli che intendiamo noi, quelli di cui vogliamo accattivarci l’interesse. La “notte degli atelier”, come la chiamiamo adesso, dopo che a novembre ha avuto luogo una seconda volta e quindi è diventata tradizione, è stata accompagnata, e un po’ anche diretta, dai musicisti dell’Acquaraggia Drom, che incarnano il canto popolare romano ed hanno già raggiunto la vetta delle classifiche italiane.
Nel corso della serata, i festeggiamenti hanno proseguito davanti all’edificio principale della Villa. Il piazzale antistante ha agevolmente accolto gli ottocento ospiti presenti: i progetti del nostro fondatore Eduard Arnhold reggono ancor oggi ad ogni prova. A Roma nulla avviene e si mette in moto senza atmosfera e riflettori, senza tavole finemente e riccamente imbandite, che infatti erano state disposte intorno alla piazza. Sul palco, prima si è esibito Luigi Maio, il cabarettista genovese, vincitore del Premio Petrolini, poi ha suonato l’Odeon Swing Orchestra di Berlino. La festa si è svolta con leggerezza ed eleganza, protraendosi fino alle prime ore del mattino.
Come vuole la tradizione, nel mese di luglio l’ex prima ballerina Marina Michetti ha organizzato sul piazzale di Villa Massimo il festival internazionale di danza intitolato “Invito alla danza”. Per la sua alta qualità e grazie alla generosità di Marina Michetti, questa manifestazione ha riscosso grande popolarità anche tra i borsisti e gli ospiti. Parallelamente Villa Massimo ha allestito due mostre. All’Accademia delle Belle Arti era stato indetto un concorso per un’esposizione all’aperto che facesse da corollario al Festival. I dieci migliori studenti avevano dipinto i loro quadri sul tema stabilito su grandi tavole di legno, che poi sono state collocate ai lati della strada di accesso alla Villa. Nell’edificio degli ateliers, infine, si è svolta una mostra sul tema Wie kannst Du, wenn ich tanze, mit mir tanzen (Come puoi, se danzo io, danzare con me), che giustapponeva le installazioni video, molto corporee ed erotiche, dell’americana Maureen Selwood e delle borsiste di Casa Baldi Klaudia Stoll e Jacqueline Wachall a otto rare incisioni del XVI e XVII secolo (Breughel, Callot etc.).
Sempre a luglio, come già sperimentato il mese precedente, il nostro borsista Stefan Streich ha combinato le sue composizioni - in un concerto del giovane pianista italiano Andrea Corazziari nel cortile del Villino – con opere di autori che spaziavano da Hindemith a Lachenmann; mentre a giugno, con un maggior numero di interpreti, la combinazione era stata creata con pezzi dell’ex borsista Walter Zimmermann e di altri giovani compositori, tra cui Fabien Lévy. Lévy quest’anno era pensionnaire dell’Accademia Francese Villa Medici e nel suo modo spontaneo e affabile aveva cercato il contatto con Villa Massimo. Ne sono risultati molteplici concerti, anche a Villa Medici, il che dimostra ancora una volta quanto l’iniziativa propria e l’assenza di preconcetti favoriscano l’ascesa professionale e accrescano straordinariamente il valore intrinseco e la gioia del soggiorno a Roma.
Dopo la pausa estiva, l’incontro tra la star della transavanguardia Enzo Cucchi e Georg Baselitz ha destato molta attenzione. Con il titolo Soltanto un quadro al massimo, nello spazio ristretto delle tre sale dell’edificio degli ateliers sono state messe a confronto due grandi opere, nello spirito del puro e aspro scontro. Con il suo Gute Nacht (Buonanotte), un dipinto in bianco e nero del 2001, montato in una sontuosa cornice piemontese dell’inizio del XVII secolo, Baselitz si contrapponeva alla formulazione di Enzo Cucchi: dodici piccoli quadri dal vivace cromatismo, dipinti appositamente per lo scontro, incorniciati con cartone rigido come un bugnato rinascimentale e in tal senso monumentali. Questa mostra è stata la più visitata dell’anno, a entrambe le inaugurazioni sono intervenuti tutti i direttori di musei romani che si occupano di arte moderna o contemporanea, galleristi, collezionisti, giornalisti, tutti i principali esponenti della pittura italiana e curatori internazionali: una grande risonanza per una piccola esposizione, che in futuro sarà ripetuta a cadenza semestrale con protagonisti diversi, anche perché offre ai borsisti l’opportunità di un immediato accesso a persone di loro interesse. In concomitanza con la mostra viene di volta in volta pubblicata un’edizione di litografie, molto limitata, tuttavia né numerata né firmata, quindi senza alcun valore commerciale, ma indubbiamente di alto valore artistico.
A ottobre hanno fatto seguito due eventi dinnanzi ad un pubblico molto più ristretto. Prima sono stati ospitati l’insigne soprano Corinna Pregla con il cantore regionale di Colonia Christoph Kuhlmann nonché l’attore e narratore Bernt Hahn. A commemorazione del sessantesimo anniversario della deportazione degli ebrei romani ad Auschwitz, hanno eseguito Lieder di Ravel, Kodaly, Eisler e Brod, come accompagnamento a letture tratte dal romanzo Essere senza destino di Imre Kertesz. Questo concerto è stato sicuramente l’evento più sommesso e pregno di sentimento di quest’anno, che ha regalato a Villa Massimo l’attenzione dei membri della comunità che fu allora annientata da noi tedeschi.
In un’atmosfera del tutto diversa si è svolto, la settimana successiva, un dibattito pubblico sulla Germania e sul suo rapporto con l’Italia: ispirandosi al motto “Perché i tedeschi sono sempre così allegri e perché gli italiani viaggiano sempre così volentieri in Germania”, il grande storico Arnulf Baring ed il poeta Robert Gernhardt hanno disquisito con consapevolezza ed autoironia, con il Presidente di Villa Vigoni e già capo della stampa estera in Italia Erich B. Kusch come moderatore. E non solo Robert Gernhardt ha rappresentato, con le sue poesie, la Germania come Paese dall’humour sottile, ma Heinz Beck - quale chef de La Pergola al Cavalieri Hilton di Roma l’incontestato numero 1 dei cuochi romani e il numero 2 a livello nazionale - ha messo addirittura Germania e Italia sullo stesso piano culinario. Al termine del dibattito tutti i partecipanti hanno potuto assaggiare Pasta e Fagioli e Linseneintopf mit Kartoffeln (minestrone di lenticchie con patate) e ad ognuno era chiaro un fatto: non si voleva dar preferenza né alla pietanza italiana né a quella tedesca. Raramente riservatezza e pregiudizi si sono volatilizzati in un modo così divertente a persino gustoso.
Nelle settimane comprese tra la metà di ottobre e l’inizio di novembre è stata ospite per ben tre volte a Villa Massimo la Bibliotheca Hertziana, con le sue Direttrici Sibille Ebert-Schifferer e Elisabeth Kieven ed il futuro Direttore della Biblioteca Andreas Thielemann. I tradizionali seminari laboratorio diretti da Thielemann, nei quali vengono trattate questioni specialistiche tra specialisti, sono stati due volte occasione d’incontro con gli artisti e gli architetti di Villa Massimo. Il primo seminario, di Heike Fuhlbrügge, verteva sul Codici di Madrid di Leonardo e sulla Plastica sociale di Joseph Beuys, mentre il secondo, di Thomas Gronegger, era un’analisi morfologica del Palazzo dei Conservatori. Il 10 novembre, infine, nella Sala dei Mosaici di Villa Massimo, la Bibliotheca Hertziana ha conferito l’Hanno-und-Ilse-Hahn-Preis (Premio Hanno e Ilse Hahn) di quest’anno al giovane storico dell’arte Ulrich Pfisterer, con un discorso ufficiale di Andreas Thönnesmann sull’evoluzione storica degli edifici delle biblioteche.
Novembre è anche il mese in cui, almeno per il pubblico, i borsisti concludono il proprio soggiorno con un’esposizione, che a differenza della manifestazione estiva ha in parte già presentato opere nate a Roma o in rapporto a Roma. Benché piovesse a dirotto, si sono presentati circa quattrocento visitatori. Che cosa ha scritto Il Messaggero il giorno successivo? All’appuntamento gran folla di ambasciatori, principi, collezionisti, galleristi e molti artisti internazionali! Gli ateliers erano pieni zeppi e per due ore l’attenzione è stata concentrata esclusivamente sulle personali, prima che ci si ritrovasse nella Villa per le conversazioni, il clubbing e poi semplicemente per ballare.
Il 4 dicembre si è concretizzata un’ulteriore cooperazione. La Casa di Goethe e la sua Direttrice Ursula Bongaerts avevano invitato Villa Massimo ad un incontro di lettura di poesie e, meglio ancora, a leggere sono stati il nostro borsista Thomas Kunst e l’ospite d’onore di Villa Massimo del mese di dicembre, Ulrich Zieger – l’avanguardia accanto a Goethe che guardava i poeti dalla copia del dipinto di Tischbein. Si è visto così riunito il pubblico delle due istituzioni, che non sempre è coincidente, e questo è un effetto molto gradito, che aumenta chiaramente l’attenzione nei confronti di ogni singolo istituto.
La rassegna degli eventi dell’anno si è conclusa con il concerto del nostro borsista Johannes Kalitzke, che per il grande successo che sta riscuotendo è rimasto da noi soltanto pochi mesi. Con questo concerto, in cui venivano combinate sue composizioni con quelle dell’ex borsista e futuro ospite d’onore Hans Zender, ma anche con pezzi storici, come per esempio di Robert Schumann, abbiamo assistito ancora una volta ad una manifestazione che ha messo in relazione il contemporaneo con il moderno e lo storico. In questa sorta di intese al di là della propria persona e del proprio tempo sta anche il valore di un soggiorno a Roma: le corrispondenze spirituali che rinveniamo nel passato, nella produzione degli artisti di un tempo o anche soltanto in singole opere d’arte, che danno alla propria opera familiarità, sicurezza e copertura storica. Chi riesce ad avere questa visione della propria opera non troverà in nessun’altra città al mondo, all’infuori di Roma, maggiori stimoli e prove.
Fotografia: Martin Claßen, Cologne
Gli ospiti d’onore del 2003
Diversamente dal passato, oggi tutti hanno poco tempo, si viaggia più velocemente, facilmente e senza spender troppo. L’Italia non è più il Paese del desiderio per un mondo ancora sconosciuto nella vita comune, bensì attraverso le vacanze da bambini, la pizzeria all’angolo e gli storpiamenti linguistici della pubblicità tedesca è diventata più vicina e scontata.
Anche a Villa Massimo per gli ospiti d’onore i ritmi si son fatti più serrati. I consueti due mesi di permanenza di un tempo si sono ridotti oggi a uno, ma spesso non si resta più di qualche giorno – come già affermato, si viaggia più velocemente e naturalmente non si viene soltanto da noi.
Eppure alcuni hanno lavorato intensamente alle loro opere, come il poeta Ulrich Zieger in dicembre, i fotografi Martin Claßen in aprile, Jaroslav Poncar e Benjamin Katz in maggio, che hanno perlustrato in lungo e in largo la Villa e il parco e ci hanno lasciato raccolte straordinariamente belle delle loro fotografie. Il poeta Robert Gernhardt, che è anche disegnatore, ha continuato a lavorare alle illustrazioni per la sua antologia di poesia comica tedesca di prossima pubblicazione. Contemporaneamente a Gernhardt ha soggiornato da noi Arnulf Baring, e le intense discussioni sulla Germania e sull’identità tedesca che hanno intavolato in preparazione del dibattito a Villa Massimo di fine ottobre, erano naturalmente molto più ricche e complesse della manifestazione stessa.
A novembre Jürgen Partenheimer ha realizzato un Römisches Tagebuch (taccuino romano) di 36 disegni, che l’anno venturo verrà messo in mostra in esposizioni a Dortmund e Amsterdam e nel febbraio del 2005 anche a Villa Massimo.
Georg Baselitz, in compagnia della moglie, si è trattenuto da noi alcuni giorni in occasione dell’inaugurazione della sua mostra e ha trovato il tempo di dialogare con i singoli borsisti sulle loro opere. A novembre ci sono stati anche Reinhold e Gisela Neven DuMont, che si sono soprattutto dedicati al poeta Thomas Kunst, e a giugno l’architetto Thomas Herzog.
Villa Massimo tuttavia non ha avuto soltanto ospiti ufficiali, infatti anche i borsisti hanno accolto artisti importanti. Tra costoro si sono annoverati quest’anno tre musicisti, di cui non va sottovalutata l’importanza per l’avanguardia: Jan Werner e Andy Thoma dei Mouse on Mars e Markus Berges della band di Colonia Erdmöbel.
Dr. Joachim Blüher
Roma, mese di dicembre 2003